insediamento culturale e germi di politica

 

 

 

parola mia della segreteria

 

 

 

 

 

 

 

 

 

martedì 28 febbraio 2017

 morsi 

Totò, nel film La banda degli onesti (1956), dice: "O sei roso dai morsi della coscienza, o da quelli della fame". 

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giovedì 22 dicembre 2016

 buon natale 2016

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giovedì 8 gennaio 2009

 scrupoli associativ

e reggenti

Ovviamente l'associazione Impolitika riconosce al proprio interno valida - ed in senso restrittivo - la dottrina della Chiesa Cattolica Apostolica Romana relativa alla massoneria. 

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mercoledì 2 giugno 2004

 Il cuore dei carciofi 

festa della repubblica 2004

L'oscuro cuore dell'Italia (diversamente tratto - ma neanche tanto - dal libro di Tobias Jones, "Il cuore oscuro dell'Italia", trad. it. di C. GALLI, Milano 2003), cioè il nostro comune, magnifico e mitologico carciofo, trasmette e conserva solo quanti d'energia propria.

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domenica 11 aprile 2004

 Buona Pasqua 

Cristo è risorto ... alleluia, alleluia

Vita e morte si sono affrontate in un prodigioso duello. Il Signore della Vita, morto, regna ora Vivo. Shalom

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domenica 7 marzo 2004

 Agorà telematiche 

come scendere in piazza restandocene a casa

Partecipare ad una lista di discussione ed animarla dicendo qualcosa - di solito quello che più ci sta a cuore - sono due modi economici per scendere in piazza e fare agorà, pur rimanendocene a casa propria. Col farlo siamo un po' più politici, e un po' meno privati. Ognuno, quasi sovranamente, decide in privato di non continuare a privarsi ancora; decide che è ora di farla finita e che bisogna ricominciare a discutere con gli altri, anche se solo via web.

Noi parliamo infatti attraverso un computer solo per leggere quello che qualcuno ci donerà in risposta. E ... speriamo davvero di leggere molto.

In questo modo, aprendoci, allarghiamo il nostro spazio e ci misuriamo con la dimensione dell'altro. Qualunque esso sia, non solo col prossimo, specialmente col lontano.

Eh sì, è un bel mezzo: una lista di discussione ci dà la possibilità di crescere in tandem con chi ci è davvero (e in tutti i sensi) lontano!

Chi si iscrive ad una mailing list ha il coraggio di dire pubblicamente che è curioso di sapere che aria vi si respira e soprattutto che lui ha voglia di comunità, che sente il bisogno di stare vicino ad altri carciofi simili a lui che sono sparsi per la nostra penisola, ed anche oltre. Vorrebbe vivere un po' le loro vite - lo stesso gli accade di fare coi personaggi dei romanzi che legge -, cioè, in definitiva, di contaminarsi di loro. "Ma è possibile - dirà scaricando la posta - che io rimanga solo con me stesso e non possa vivere anche qualcosa di meglio e di più? Ma non è possibile che mi pluralizzi in molto altro ancora? Che superi la mia povertà di esperienze per una vita umana maggiormente potenziata dalla relazione con carciofi diversi e distanti da me?"

Bisogna credere in un mondo in cui tutti siamo uguali, indipendentemente dai luoghi e da ruoli che abitiamo, per partecipare ad una discussione telematica. Bisogna innanzitutto essere fedeli alla democrazia e volerla costruire. Bisogna essere disposti ad accogliere il lontano. 

Scendere in un'agorà telematica è come scendere in piazza a dialogare. Implica una sforzo, ma lo dobbiamo fare tutti, perché questo è il grande compito dei carciofi.

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venerdì 13 febbraio 2004

 L'io penso del carciofo

primo mascheramento e personificazione della sua anima vegetativa

Ogni carciofo non lo dice, ma in cuor suo sa di esserlo. 

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sabato 31 gennaio 2004

 Orgoglio nazionale

non c'è proprio di che essere arrabbiati

L'Italia è il solo massimo produttore mondiale di carciofi. 

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domenica 28 dicembre 2003

 L'effetto potenza delle vittime

per una politica globale in caduta libera

Nella spaventosa democrazia di adesso solo le vittime sono legittimate dal popolo, che alla notizia della proiezione del tremendum accorre per lo spettacolo, ad esercitare il potere su di lui. Solo esse un certo gusto infiacchito, odorante d'alito cattivo, vuole che contino, politicamente, di più. Ciò risiede nel fatto che i capri umani conservano l'arcaica capacità (che, a ben guardare, effettivamente è già un potere extrapersonale), non solo catartica, di raccogliere la pena e il consenso degli altri. Ci può essere, quindi correttamente, rafforzamento democratico del politico senza l'equo tributo e sostegno (senza un certa transazione e cessione del proprio) degli uomini pii, buoni e giusti? Potrebbe una potenza attaccare preventivamente tutte le altre, oppure un uomo assumere il potere su una fetta di mondo se non si presentano, iconograficamente, come vittime innocenti del Male? Ovviamente, no. - Meditiamolo!

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domenica 21 dicembre 2003

 La macchina morbida di Raab, le forze del caos e i profeti di corte

"Perché questo è un popolo ribelle, sono figli bugiardi, figli che non vogliono ascoltare la legge del Signore. Essi dicono ai veggenti: <<Non abbiate visioni>>, e ai profeti <<Non profetizzateci il vero; diteci cose piacevoli, profetizzateci illusioni; ritraetevi dal sentiero, scostatevi dal cammino, fate sparire davanti a noi il Santo d'Israele>>." (ISAIA 30, 9-11)

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domenica 7 dicembre 2003

 Disgustosa EterNapoli nazionale

"Di questa vita menzognera" di Giuseppe Montesano (ed. Feltrinelli, 2003) è il romanzo iniziatico dell'Italia dei carciofi. 

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sabato 29 novembre 2003

 Per fortuna che oltre alle solite menate c'è la suppomusica

Ardente, ironicamente caustico, a suo modo scapigliato e non politicamente corretto, quindi un artista davvero figo e intelligente. E' questo Caparezza, il "profeta" di Molfetta di cui, questa settimana, consigliamo l'ascolto. "Ci sono - egli dice - 3 modi per diventare stupidi: “prendersi troppo sul serio”, “prendere troppo sul serio” e “prenderlo troppo sul serio”. E altrove: "la cultura non è ciò che sai ma ciò che fai di ciò che sai".

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mercoledì 12 novembre 2003

 Mosche, sangue e virtù

troppi militari italiani sono caduti stamattina in Iraq

 

Morti. Morti. Morti. Dodici, e forse più, morti.

Cordoglio e pena per i valorosi carabinieri e militari che stamattina sono scomparsi in Iraq. Sgomento e pianto per la loro e nostra tragedia.

 

Così, di primo acchito, cerchiamo di pensare a qualcosa. Scartiamo idee e soprattutto fiutiamo. Solamente fiutiamo. 

Avanziamo un’unica ipotesi sulle cause; ne abbiamo però di più tremende sugli effetti.

E’ probabile che stamattina si sia voluto colpire in Iraq il contingente umanamente e tecnicamente migliore, e allora noi dovevamo per forza essere là il bersaglio più importante. La nostra riconosciuta valentia ha purtroppo un suo brutale costo.

Tuttavia ciò che caratterizza ogni azione terroristica non è tanto la causa, ma l’effetto, che non è quello agognato da chi la compie, ma quello ben più reale di chi detiene il potere e che, dicendosi vittima del terrorismo, lo fortifica.

C’è da chiedersi, allora, a vantaggio di chi sono stati immolati i nostri ragazzi. Ossia: il governo italiano (l’intera nostra classe dirigente, di destra e di sinistra) ne uscirà rafforzato?

Speriamo solo che nessuno si permetta di bere il sangue rosso dei nostri morti, per darsi una vita che altrimenti non ha mai avuto o che ha già perso.

Ma sappiamo che con ciò chiediamo l’impossibile, che tutto il mondo è paese e che ci sarà un ricompattamento verso il centro delle forze politiche italiane. Tutti scenderanno nella piazza del mercato a manifestare qualcosa che nessuno capisce cosicché ci sarà solo un grande ronzio fastidioso.

Magari ne ce tornassimo a casa dall’Iraq, dove non abbiamo il conforto del diritto naturale. 

Ci pare di aver pagato abbastanza.

Invece, purtroppo, c’è chi saprà trarre profitto da questa immane sciagura.

 

Ma facciamo silenzio, solo un'intima preghiera per loro.

 

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domenica 2 novembre 2003

 Viae crucis contra nuovi pantheon

in difesa della sovranità statale

 

La polemica che è sorta a seguito della sentenza di L’Aquila ci lascia letteralmente perplessi. Non si capisce perché tanto clamore e che cosa nasconda tanta indignazione. Si sa infatti, per chi va al di là del bene e del male, che nessuno mente più dell’indignato. E allora perché quasi tutti qui in Italia si sono indignati?

Già da tempo conosciamo le idee del sig. Emilio (Adel) Smith, leader del primo piccolo partito religioso-politico musulmano d’Europa. Mesi fa abbiamo letto il suo “L’Islam castiga Oriana Fallaci. Lettera a una vecchia mai cresciuta” (ed. Alethes, Carchitti (RM) 2002) che si è rivelato l’antidoto giusto per controbilanciare il livore xenofobo del famoso “La rabbia e l’orgoglio”, pamplet che più che difendere e affermare i cosiddetti valori dell’Occidente liberale ha contribuito a creare quel humus culturale grazie al quale ha potuto attecchire anche qui da noi il pensiero neoconservatore dei nuovi architetti del mondo, che oggi ci è così chiaro anche grazie al libretto “I nuovi rivoluzionari. Il pensiero dei neoconservatori americani” a cura di Jim Lobe e Adele Olivieri (ed. Feltrinelli, ottobre 2003).

 

Ci preme sottolineare che Adel Smith ha avuto una doppia strategia provocatoria, cosicché molte delle accuse che si rivolgono a ciò che ha fatto vengono a cadere.

La prima è che sembra che in un primo momento lui abbia chiesto e ottenuto che nelle aule scolastiche di Ofena (AQ) frequentate dai propri figli fosse inserito un simbolo islamico. Il suo desiderio – dice – era che gli appartenenti alle altre confessioni religiose si ribellassero e chiedessero alle scuole di togliere ognuno dei due simboli.

Già da questo fatto si vede che Smith aspira ad un’uguaglianza in senso negativo e quindi non gli importa affermare l’aumento di diritti suoi e di tutti in termini utilitaristici di maggiori possibilità, ma solo la sua uguaglianza di fronte alla legge dello Stato italiano.

Per questo motivo ha dato adito alla seconda azione (anch’essa provocatoria), non più sociale e personale, ma giudiziaria, con la quale ha chiesto il riconoscimento della suo interesse all’uguaglianza, e non tanto e solo (come la politichetta italiana vorrebbe) alla sua differenza. Ciò che lo rende uguale agli altri di fronte alla legge e al nostro Stato di diritto è sancito dagli articoli 3, 8 e 97 della Costituzione. Lui, appunto perché è musulmano, è cittadino che l’Italia tutela dalle discriminazioni di qualsiasi sorta.

Il suo atto e ancor più la sentenza, emessa da un giudice che oggi si deride puerilmente perché definito “giovane”, sono un contributo per affermare la laicità dello Stato di diritto, che è imparziale di fronte a qualsiasi credo religioso, in un’Italia invece che si rivela essere tuttora (dopo e anche grazie ad un cinquantennio di DC) repubblica papalina, che confonde il reato di vilipendio a ciò che è sacro per lo Stato laico (la Costituzione, la Patria, la bandiera ecc.) a quanto lo è per la Chiesa.

Il punto cruciale è questo: piuttosto che prenda piede il principio della tolleranza e dell’uguale possibilità in base al quale, in un Paese ormai multi-confessionale, i luoghi pubblici si trasformerebbero in pantheon e reliquiari kitsch di sempre nuovi simboli religiosi, è meglio affermare la sovranità dello Stato e la neutralità e la laicità dei suoi spazi, così come ha giustamente voluto affermare questo polemico e irascibile leader musulmano.

Quello che auspichiamo, affinché non vi sia alcun indottrinamento coatto indotto da simboli permanenti che possano offendere chi appartiene ad un’altro e diverso credo, è che gli insegnanti di religione cattolica, durante le loro ore, abbiano cura di arrivare in classi neutre e spoglie curvi sotto il peso di una enorme e schiacciante croce, più o meno delle stesse dimensioni di quella che venne caricata sulle spalle del nostro Signore Gesù Cristo nella tremenda via verso il Golgota.

 

In Italia le Acli propongono lo stato sociale portatile, noi, invece, proponiamo di portare (e sopportare) la croce. Tutto questo e solo questo vuole il senso profetico della testimonianza.

 

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